en-SINDACATO ITAMIL ESERCITO: DIVISIONI SOCIALI IN MENSA E SACCHETTI VIVERI ABBIAMO TRASMESSO UN QUESITO ALL' ISPETTORATO DEL LAVORO

20/08/2021
  • Spettabile Ispettorato del lavoro;
  • Per conoscenza Stato Maggiore dell'Esercito; Ministro della Difesa;
Si è rivolta al mio Studio legale, eleggendovi domicilio, l'organizzazione sindacale Itamil Esercito riconosciuta dal Ministero della Difesa il 2 novembre 2020, in persona del Segretario Generale Girolamo Foti, autorizzando il trattamento dei dati e rilasciando procura alle liti al fine di monitorare alcune di condizioni di vita all'interno delle caserme dei lavoratori militari aderenti al Sindacato .
Occorre preliminarmente premettere che di recente è stata diramata una circolare recante le nuove disposizioni operative relative alla gestione della pandemia in corso, con il precipuo obiettivo di regolamentare l'accesso alle mense di servizio all'interno delle caserme.
Tale circolare, tuttavia, ha avuto effetti altamente discriminatori tra chi è stato sottoposto alla vaccinazione, ed è pertanto dotato del c.d. Green Pass, e chi, invece, per scelta o per necessità, ha ritenuto di non aderire all'invito vaccinale. Ci si spiega.
In premessa si fa presente che all'interno delle caserme militari vengono scrupolosamente effettuati i controlli sul distanziamento sociale, sull'uso delle mascherine, sul controllo della temperatura nonché degli igienizzanti nei luoghi di lavoro. 

Eppure, nonostante tali accorgimenti siano stati utilizzati ormai da tempo con egregi risultati (tant'è che non si registrano focolai attivi nelle caserme), pare d'un tratto non essere più idonei a regolare l'ordinato afflusso alle mense di servizio.

Alla luce delle considerazioni che precedono, non riteniamo, dunque, opportuno applicare il Green Pass nelle mense militari.

Si ribadisce, ancora una volta, che non risultano focolai all'interno delle caserme, quindi il sostare dei militari all'interno della mensa per lo stretto tempo necessario al pasto non costituisce un pericolo per la diffusione del virus.

Eppure per lo Stato maggiore dell'esercito possedere il green pass è diventato di colpo l'unico modo per poter pranzare in mensa. L'effetto percepito tra il personale è che si vogliano ghettizzare coloro i quali non abbiano aderito alla campagna vaccinale, sia per espressa volontà che per complicanze mediche.
Appare dunque chiaro che, proseguire su questa strada, produrrebbe l'effetto opposto a quello auspicato, facendo passare il messaggio sbagliato sui vaccini e la prevenzione, attraverso l'introduzione di una linea dura contro coloro che non desiderano vaccinarsi.
Come se ciò non fosse sufficiente, siamo venuti a conoscenza che il personale che non possiede il Green Pass si trova a pranzare in aree di fortuna. A titolo esemplificativo, dalla documentazione fotografica pervenuta presso lo scrivente studio legale, si evince che le aree predisposte per il personale non vaccinato è costituito da tende di fortuna, oppure da aree parcheggio mezzi adibiti a mensa, con tavoli esposto alla luce diretta solare del caldo cocente estivo e alle intemperie, con dubbio rispetto delle norme igienico sanitarie previste per la consumazione dei pasti caldi, dacché vengono consumati all'aperto in aree non sottoposte a sanificazione o a costante pulizia come può essere invece una mensa di servizio.
Si evidenzia, dunque, una differenza di trattamento tra il personale possessore del green pass e chi, invece, non lo possiede, costretto suo malgrado a pranzare sotto il sole estivo con temperature proibitive, rispetto a chi ha la fortuna di poter pranzare con un pasto caldo in aree dotate di tutti i comfort.
La cosa più preoccupante, tuttavia, è che in alcuni reparti, in spregio ad ogni regolamento, al personale non vaccinato viene consegnato esclusivamente un sacchetto viveri contenete lo stretto necessario alla sopravvivenza, mentre a coloro i quali sono dotati della certificazione verde è assicurato un pasto caldo e rispettoso degli standard nutrizionali previsti per il personale militare.
Ogni altra considerazione, in merito a tale discriminazione, sarebbe del tutto superflua.
Inoltre non si comprende come il personale vaccinato possa convivere a strettissimo contatto con ci invece non lo è durante i turni di servizio per periodi che vanno dalle otto ore sino alle intere settimane, mentre invece la pausa pranzo, nel pieno rispetto del distanziamento sociale, sia invece da demonizzare.
Peraltro si evidenzia ancora, come da regolamentazione interna allegata, che la consegna del sacchetto viveri debba essere considerata solo l'extra ratio da applicare in casi di estrema necessità, mentre ora pare sia diventata la regola. Peraltro, la circolare che regolamenta l'accesso alle mense di servizio esprime chiaramente il concetto per il quale debbano essere utilizzati misure alternative, tra le quali rientrano, certamente, l'erogazione di buoni pasto per chi non è dotato di green pass.
Il buono pasto avrebbe il sicuro effetto di garantire al militare una sana alimentazione, sicuramente migliore di un pranzo al sacco perpetuato per mesi.
Eppure, tale categoria di personale non solo non lo riceve, ma non viene neppure collocato in smart working, non godono degli stessi servizi dei colleghi vaccinati, con evidenti differenze di trattamento tra lavoratori.
Alla luce di quanto sopra, si chiede a codeste Spett.li amministrazioni in indirizzo se si reputi che ci siano gravi violazioni in materia di diritto dei lavoratori, nonché possibili criticità' in materia di condizioni igienico sanitarie per le motivazioni espresse in narrativa, oltre che se si possono distribuire i sacchetti viveri (panini, acqua, frutta, scatolame)in alternativa al buono pasto e piatto caldo.
In merito alla fruizione dei sacchetti viveri secondo quanto secondo quanto scritto nella lettera M_DE24363 REG 2021 0047326 del 3/5/2021 del Comando Logistico dell'Esercito a firma del Gen.Div. Arturo Nitti risponde ad un quesito del Cocer alla delibera n.34 del 2018 sulla fruizione o meno del sacchetto viveri e al punto 2 dichiara verosimilmente che il ricorso al sacchetto viveri puo' capitare in via eccezionale la dove il personale in missione nell'espletamento del servizio rendono impossibile il pasto caldo pertanto non si comprende come mai ci segnalano che in alcuni reparti al proprio personale senza il green pass in sede e in servizio strade sicure viene concesso il sacchetto viveri in alternativa al pasto caldo e in luoghi dove e' possibile recepire un pasto caldo e la soluzione anche temporanea poteva essere il buono pasto, fruibile quest'ultimo esclusivamente negli alti comandi creando disparita' di trattamento.
Restiamo in attesa delle opportune valutazioni del caso.
In allegato alcune segnalazioni che ci sono arrivate in via anonima al sindacato
CordialmenteAvv. Battista Barberio


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